La tomba delle danzatrici




Pittura tombale delle danzatrici

In un momento molto intenso dell'attività di scavo nella città di Ruvo, vasta eco ebbe il rinvenimento di una tomba, le cui pareti presentavano la raffigurazione pittorica di una teoria di donne tipicamente atteggiate nell'esecuzione di una danza. L'originalità del soggetto rappresentato apriva così importanti spiragli per la conoscenza del mondo rituale e cultuale degli antichi abitanti di Ruvo

La sepoltura, del cosiddetto tipo a semicamera, fu scoperta nel novembre del 1833 dal Canonico Ficco in un fondo poco distante dal centro abitato, sulla via che portava al convento extraurbano dei Cappuccini.

La straordinaria scoperta destò l'interesse di grandi studiosi dell'epoca, come Giovanni Jatta senior e Teodoro Panofka. Nella relazione redatta da quest'ultimo in uno dei Bollettini di Corrispondenza Archeologica del 1834, si legge che il sepolcro al momento del ritrovamento si presentava già violato e saccheggiato. Niente restava del consueto corredo funerario che, a giudicare dall'unico frammento vascolare rinvenuto, doveva essere assai ricco.

Il soggetto pittorico rappresentato sulle pareti del sepolcro presenta una teoria di donne con caratteristico andamento a braccia incrociate che incalza ritmicamente verso destra nell'esecuzione di una danza. Le danzatrici sono avvolte in un ampio mantello dal quale fuoriesce un vestito leggerissimo fittamente increspato che, aderendo alle gambe, ne lascia intuire i movimenti. All'affollata processione (nelle parti superstiti del dipinto si contano ben trentatré soggetti femminili) partecipano anche due giovani che, per la loro disposizione nel corteo, sembra ne controllino l'andamento e ne dirigano i movimenti.

Attribuita cronologicamente al IV secolo a.C., la danza di Ruvo non risente delle grandi innovazioni pittoriche che già dal secolo precedente avevano caratterizzato gli ambienti più progrediti della Grecia classica. Questo sottolinea quanto staccate e autonome siano state le rappresentazioni pittoriche italiche da quelle transadriatiche.

Riproduzione della pittura delle danzatrici La Tomba era già gravemente danneggiata per la costruzione di un pozzo responsabile del crollo di una parete breve del sepolcro, pertanto la pittura fu asportata dall'originaria collocazione. I frammenti che si ricavarono furono venduti al Real Museo Borbonico di Napoli, anche perchè Giovanni Jatta senior, consapevole del pregio come pure delle precarie condizioni dei reperti pittorici, si rifiutò di accoglierli nella sua collezione vascolare.

Attualmente i pannelli con i frammenti pittorici della Danza sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Come ulteriore riprova dell'interesse che la scoperta della tomba suscitò, ricordiamo l'esistenza presso il Seminario Regionale di Molfetta di un acquerello che riproduce con prospettiva intuitiva dall'alto verso il basso il sepolcro delle Danzatrici completo dello scheletro di un guerriero con armatura e del corredo vascolare. Di questa riproduzione non conosciamo purtroppo né l'autore né l'anno di esecuzione (probabilmente il 1840), mentre sappiamo che appartenne alla famiglia ruvestina Loiodice che la donò insieme alla raccolta di monete antiche al Seminario molfettese.



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